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Meloni chiama al voto: ‘Giustizia che non funziona riguarda tutti’

di Giustizia Avvocati - Redazione
03/03/2026
Home Primo Piano

Nuovo affondo della premier Giorgia Meloni sul referendum. In un’intervista al Tg5, rivolge un appello diretto ai cittadini spiegando perché dovrebbero recarsi alle urne. “Il tema riguarda gli italiani, tutti, ogni giorno, – afferma la presidente – perché i giudici decidono su moltissime cose: immigrazione, sicurezza, lavoro, salute, libertà dei cittadini, lavoro. La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali per governare lo Stato. E se non funziona purtroppo ricade su di loro”. La premier torna a correlare la riforma ai temi caldi della legislatura, e non fa a meno di sottolineare i possibili effetti negativi dei malfunzionamenti del sistema giudiziario. Poi, la difesa di una riforma “tanto giusta che i sostenitori del no hanno bisogno di mentire per essere convincenti”.
Dopo l’attacco rivolto alle opposizioni, la premier entra nel merito: “è falso che con questa riforma vogliamo sottomettere la giustizia alla politica”. E ancora: “nessun scivolamento verso un meccanismo illiberale, separare le carriere vuol dire rafforzare lo stato di diritto”.
Ma il ‘no’ non resta a guardare ed è ancora muro contro muro tra i due fronti. La segretaria Elly Schlein, da Torino, si schiera “a difesa della Costituzione” e incalza: “la riforma indebolisce l’indipendenza dei magistrati”. Il leader del M5S Giuseppe Conte attacca: “con la riforma vogliono evitare inchieste sgradite sui politici”. E Avs chiede un incontro all’Agcom sulle “fake news diffuse dalla campagna per il sì”.     E la tensione cresce anche tra i comitati. Da una parte, il sì chiama a raccolta i cittadini per la maratona oratoria in un ‘luogo simbolo’: piazza Cavour a Roma, davanti al palazzo della Corte di Cassazione. “Intitoliamo questa piazza ai comitati per il sì, mentre il comitato per il no sta dentro questo palazzo”, è l’attacco di Forza Italia. Che polemizza con la campagna per il no portata avanti dalle toghe. Ed è proprio Enrico Grosso, presidente del Comitato ‘Giusto dire No’, a tenere alto il pressing dal lato opposto.
“È una riforma con un intento punitivo nei confronti della magistratura”, affonda il costituzionalista. Che lancia la sfida all’esecutivo, dopo la richiesta giunta dal ministero della Giustizia di pubblicare l’elenco dei finanziatori del comitato: “non daremo assolutamente i nomi”. Nella disputa tra i due fronti, intanto, restano le scorie dopo le recenti dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo. Definite “imbarazzanti” dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. E la polemica arriva anche a piazza Cavour, dove il presidente del comitato ‘Sì separa’ Gian Domenico Caiazza attacca: “siamo all’oltraggio delle regole democratiche”.
Nella maratona per il sì, tuttavia, l’obiettivo è “stare nel merito”, anche se non manca qualche punzecchiatura. Soprattutto da parte della presidente del comitato ‘Cittadini per il sì’. Che indossa la maglietta con una foto del suo storico compagno e dice: “Il mio nome è Francesca Scopelliti ma il mio nome oggi è Enzo Tortora”. E in questo gioco di impersonificazione, legge una lettera immaginaria indirizzata da Tortora a Gratteri. Con tanto di saluto finale rivolto al procuratore di Napoli: “con la speranza di un suo ravvedimento, le auguro buon lavoro”. Dalla piazza anche l’appello del presidente del comitato ‘Camere penali per il sì’, Francesco Petrelli. E tra gli interventi, spicca quello di Stefano Ceccanti del comitato ‘Sinistra per il sì’. Che, con una nota polemica nei confronti del Pd, afferma: “noi siamo quelli che la Costituzione vogliono applicarla e rispettarla”.
In piazza, una massiccia presenza di parlamentari di Forza Italia, che a microfoni spenti non fanno a meno di sottolineare le assenze di Fratelli d’Italia e del comitato ‘Sì riforma’.  “C’è chi fa la maratona e chi i cento metri”, è l’ironia da parte di qualche azzurro. Che lascia intuire una discesa in campo della premier Giorgia Meloni solo nelle ultime battute di campagna elettorale. Intanto, i meloniani puntano sul protagonismo del sottosegretario Alfredo Mantovano e insistono sui costi della ‘mala giustizia’. Sul fronte del no, invece, prosegue la campagna di partiti e comitati, pronti a riunirsi sul palco per la chiusura del 18 marzo.   

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