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Forza Italia apre a Calenda, lui: ‘Collaboro ma non con gli estremisti’

di Giustizia Avvocati - Redazione
26/01/2026
Home Primo Piano

    Da un lato Carlo Calenda convinto che “il bipolarismo non durerà”, dall’altro Antonio Tajani, il segretario di Forza Italia consapevole che “il 10% non basta per essere determinanti all’interno della coalizione” e che il partito deve allargare i suoi “confini”.
   Al teatro Manzoni di Milano sono andate in scena prove di alleanza all’evento conclusivo della tre giorni organizzata dagli azzurri per celebrare i 32 anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Il segretario di Azione, nel suo intervento, ha messo però “paletti chiari”: niente intese con “le quinte colonne di Putin o chi riceve nazisti cocainomani al ministero”, leggi Salvini che ha ospitato Tommy Robinson. Una critica, applaudita in sala, in sintonia con quanto aveva detto poco prima ai giornalisti Tajani, definendo l’esponente di estrema destra britannico “incompatibile con i miei valori”.
   Però, ha sottolineato Calenda che con Forza Italia si è trovato d’accordo su diversi temi non ultimo il sì al referendum, “questo Paese ha un disperato bisogno di liberali, popolari e riformisti”. “Faremo quel percorso e se ci sarà spazio per collaborare, sarò felicissimo” ha aggiunto, ma “non defletteremo un secondo perché a svegliarmi in un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini o Vannacci proprio non ce la faccio”.
   A una grande realtà di centro europeista e popolare pensa anche Forza Italia che non ha intenzione di lasciare il centrodestra, ma tutta la volontà di pesare di più per realizzare “la rivoluzione liberale pacifica sogno di Silvio Berlusconi”. Con in prima fila Marta Fascina accanto a Paolo Berlusconi e Fedele Confalonieri, presenti i big del partito come Gasparri e Letizia Moratti ed esponenti dell’economia come Emma Marcegaglia e Gianfelice Rocca venuti a parlare di ‘Più libertà, più crescita’, Tajani ha spiegato che bisogna “allargare i confini andando anche ad occupare spazi che che oggi sono lasciati liberi: il centrosinistra è morto, esiste solo la sinistra”.
   Il suo è un invito ad ex democristiani ed ex socialisti “che non si riconoscono più nel Pd e nel M5S” per costruire una “grande forza cristiana liberale riformista in grado di essere non il centro del centrodestra, ma il centro della vita politica del Paese”, un allargamento che, ha assicurato Paolo Berlusconi, avviene con la benedizione della famiglia. Primo appuntamento sarà una manifestazione a Roma, dopo il referendum, per celebrare i cinquant’anni del Ppe. Tajani intanto replica alle osservazioni di Occhiuto osservando “non sto a braccia conserte, i risultati lo dimostrano”.
   E Forza Italia rivendica quanto ha già fatto e intanto pensa già ai prossimi appuntamenti elettorali sul territorio. Qui i paletti di Calenda sembrano pesare meno, come già avvenuto in Basilicata, dove Azione ha appoggiato l’attuale governatore Vito Bardi sostenuto dal centrodestra. O in Piemonte dove, ha ricordato il governatore Alberto Cirio, un consigliere della sua lista è esponente del partito di Calenda.
   A Milano in vista delle comunali gli abboccamenti sono già iniziati “mesi fa” ha spiegato il coordinatore lombardo di Fi Alessandro Sorte, che considera la città “contendibile”. “Nelle grandi città abbiamo sempre fatto scelte di merito sulla qualità dei candidati” ha rivendicato Calenda preoccupato per lo slittamento della giunta guidata da Giuseppe Sala verso “tesi di Avs, della sinistra estrema”.
  Alcuni nomi di possibili candidati civici con “capacità gestionali” li ha in mente, nessuno citato ma con l’ammissione di avere “grande stima” di Mario Calabresi, che voci danno come possibile candidato del centrosinistra. A un candidato civico pensano anche gli azzurri e “se son rose – ha concluso Tajani – fioriranno”. 

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