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Banco Bpm: Cda in arrivo, ma porta aperta a dialogo last minute con Credit Agricole

di Giustizia Avvocati - Redazione
24/02/2026
Home Mercati

Non è il fotofinish. L’assemblea di Banco Bpm ha approvato le modifiche statutarie necessarie ad armonizzare lo statuto alle nuove disposizioni della Legge Capitali in materia di lista del consiglio di amministrazione, prevedendo l’assegnazione fino a un massimo di sei seggi alle minoranze azionarie. All’assise era rappresentato oltre il 65% del capitale sociale, per più di 2.000 azionisti. Il via libera è arrivato con il 95,38% dei voti favorevoli, una maggioranza pressoché unanime. Ma è solo l’inizio.

A quanto apprende AdnK
ronos da fonti finanziarie, sarebbe sempre più probabile “la convocazione di un consiglio di amministrazione del Banco Bpm già alla fine della settimana: tra giovedì e venerdì”. L’ufficializzazione non sarebbe ancora arrivata anche perché “resterebbe aperto un margine – seppur ristretto – per eventuali interlocuzioni dell’ultima ora con Credit Agricole”. Secondo quanto risulta ad Adnkronos, all’ordine del giorno del Cda ci sarebbe la questione della presentazione della lista del board, che l’istituto dovrà depositare entro il 6 marzo. Un passaggio formale ma altamente strategico, alla luce degli equilibri tra i soci. In questa fase Crédit Agricole, che detiene il 20,1% del capitale, spiegano le fonti, sarebbe “ancora in una fase di valutazione”, ma con l’intenzione di “far valere il proprio peso in termini di rappresentanza nel futuro consiglio”. Risultato? “Starebbe prendendo sempre maggiore quota l’ipotesi della presentazione di una lista di minoranza”.
Alla base del ripensamento dei francesi, sottolineano le fonti, ci sarebbe non solo il “timore legato al meccanismo della doppia votazione previsto per i candidati della lista del Cda” ma anche questioni “legate ai profili delle persone da inserire nel board”. In altre parole, secondo alcune indiscrezioni che circolano, ci sarebbe “più di una resistenza a volere nel nuovo board figure apicali” legate a Credit Agricole. Ma quest’ultime sono voci, tutte da confermare. Quello che è certo è che, in assenza di un’intesa preventiva e senza un’interlocuzione strutturata, Crédit Agricole avrebbe iniziato a lavorare a una propria lista di minoranza, con l’obiettivo di assicurarsi una rappresentanza ritenuta coerente con la quota detenuta. Resta tuttavia, sempre secondo fonti vicine al dossier, una “mezza porticina” aperta: l’assenza, finora, di una convocazione ufficiale del Cda potrebbe indicare che un tentativo di dialogo non sia del tutto escluso.
“La strategia di Credit Agricole, socio di Bpm con oltre il 20% del capitale sociale con diritto di voto, è coerente con quanto previsto dal nuovo art. 147-ter.1 del Tuf, recentemente introdotto dalla Legge Capitali”, spiega all’AdnKronos Gioacchino Amato, avvocato esperto di diritto bancario e finanziario, ex Consob e già presidente di banca Sant’Angelo. “Questa norma, nel disciplinare più compiutamente la lista presentata dal Cda uscente, ha previsto dei limiti penalizzanti, in termini di capacità rappresentativa, a discapito di un socio che detenga una partecipazione rilevante come quella di Credit Agricole”, sottolinea.

“Ciò, unitamente al peso maggiorato dei long-term shareholders, come le fondazioni, può generare un effetto diluitivo che comporterebbe una ‘deminutio’, in termini di governance, da parte del socio francese. Sotto altro profilo, invece, ove i francesi si emancipassero dalla lista del cda uscente, per presentare una propria lista di minoranza, beneficerebbero della previsione secondo cui, ove dette liste raggiungessero il quorum del 20% dei voti (soglia che che già esprime) avrebbero diritto a un’assegnazione proporzionale ai voti espressi”. (di Andrea Persili)

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