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Piano d’emergenza Ue sull’energia: ‘La crisi può aggravarsi’

di Giustizia Avvocati - Redazione
17/03/2026
Home Economia Mondo

Non è una crisi di approvvigionamento, ma di prezzi. Davanti all’ombra di un’escalation nello Stretto di Hormuz che nessuno esclude, Bruxelles alterna tono rassicurante e linguaggio dell’emergenza. Lo scudo contro il caro energia annunciato da Ursula von der Leyen approderà giovedì sul tavolo dei leader Ue: più flessibilità sugli aiuti di Stato per sostenere le industrie più esposte, margini legislativi per sgravi sulle bollette elettriche e nuove spinte alla riduzione dei consumi, con le rinnovabili in prima linea.

Von der Leyen:

La vera disputa però si consumerà sull’Ets che, nelle aperture della presidente della Commissione europea, sarà rivisto per rendere “più realistica la traiettoria della decarbonizzazione”. I primi correttivi – ha annunciato von der Leyen in una lettera ai leader – arriveranno “ascoltando le preoccupazioni dell’industria”, con nuovi benchmark e un rafforzamento della riserva di stabilità del mercato. Ad apparire invece fuori dal tavolo è lo stop chiesto dall’Italia: il sistema resta “collaudato”, ha ribadito la numero uno di Palazzo Berlaymont, difendendolo come la bussola degli investimenti europei. Il vertice Ue sarà “ancora una volta segnato da shock esterni di portata sismica”, ha riconosciuto von der Leyen mentre i ministri dell’Energia Ue era riunito a Bruxelles, ricordando la sequenza di crisi che ha colpito l’Europa: pandemia, guerra in Ucraina, shock energetici.

 “Ogni volta abbiamo reagito insieme e con urgenza”, ha sottolineato la presidente, invitando i Ventisette a fare lo stesso davanti all’impatto del conflitto in Iran che “diventa sempre più evidente”. Anche nel conto che continua a salire: nelle oltre due settimane di guerra il rincaro dei combustibili fossili è già costato all’Ue 6 miliardi di euro extra di importazioni. Il piano di Bruxelles punta a strumenti già rodati, a partire da maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato per abbassare il prezzo dell’elettricità alle industrie energivore. Una formula salutata con favore da Paesi con ampio spazio di bilancio come la Germania, mentre per l’Italia il margine resta più stretto. L’esecutivo Ue guarda anche alla bolletta: taglio di imposte e prelievi non energetici, con l’idea di tassare l’elettricità in modo più favorevole rispetto ai combustibili fossili. Ma il terreno più scivoloso resta la revisione dell’Ets. Se l’idea di congelarlo appare lontana, nuovi benchmark, una riserva di mercato più forte e un ‘ponte’ finanziario verso la futura Industrial decarbonization bank sono in arrivo. Si ragiona poi su ritocchi per adattarlo “alle nuove realtà”, come più flessibilità su permessi e quote gratuite. Su questi elementi si giocherà la partita politica di Giorgia Meloni, alla ricerca di correttivi più robusti e di sponde tra i partner, il cancelliere Friedrich Merz in testa.

 “Sospenderlo è complicato, servono soluzioni pragmatiche”, è stata la sintesi di Varsavia. Ma le richieste italiane sul fronte energetico sono anche altre: davanti agli omologhi Ue, il ministro Gilberto Pichetto ha chiesto più voce ai governi nazionali sulle infrastrutture energetiche, respingendo la tentazione di centralizzare tutto a livello Ue.
Le misure tampone, nella lettura Ue, non devono comunque diventare un freno alla transizione. Un modo anche per ribadire che sul petrolio russo la linea resta granitica, nonostante le retromarce di Donald Trump. “Non importeremo più nemmeno una molecola di energia dalla Russia”, ha tagliato corto il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen, al lavoro sulla nuova legge per lo stop al greggio russo che farà decadere le deroghe ancora in vigore per Ungheria e Slovacchia nel quadro delle sanzioni a Mosca. Il dossier è tornato anche al G7 Energia dedicato a Kiev, dove si lavora per rimettere in funzione l’oleodotto Druzhba chiedendo a Volodymyr Zelensky di intervenire. Ma lo scontro con Budapest, destinato ad animare nuovamente il vertice Ue, non si spegne: la mancata riapertura del Druzhba “è una decisione puramente politica”, è tornato a denunciare il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, avvertendo che se Kiev blocca il petrolio, il veto sul prestito Ue da 90 miliardi non cadrà.

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