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Stop ai dazi di Trump dalla Corte Suprema, si torna alle tariffe al 10% e al 50% per tutti

di Giustizia Avvocati - Redazione
22/02/2026
Home Economia Italia

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il presidente Donald Trump ha violato una legge federale quando ha imposto i dazi a tutto il mondo. La decisione è arrivata lo scorso venerdì, trovando d’accordo la Corte con sei voti a favore e tre contrari. La motivazione, trascritta in oltre 170 pagine, definisce le tariffe “superiori alla legge”. Quello che non dice la sentenza è cosa fare dei 130 miliardi di dollari in dazi già riscossi.
Trump aveva annunciato i dazi parlando di una misura “emergenziale”, ma per la Corte andava chiesta un’autorizzazione del Congresso per esercitare un simile potere straordinario. Nel pomeriggio, in una conferenza stampa in cui ha criticato i giudici, due dei quali da lui stesso nominati, Trump ha definita la decisione “una vergogna”. Nella stessa ha annunciato un’immediata imposizione di dazi al 10% per tutti, dichiarando che era la decisione che avrebbe dovuto prendere già la prima volta.

La corte suprema contro i dazi di Trump
La Corte Suprema ha preso una delle decisioni più importanti per la seconda amministrazione Trump e lo ha fatto con il voto contrario di due giudici da lui stesso nominati. Questa ha infatti redatto una sentenza lunga e complessa nella quale stabilisce che il presidente Donald Trump ha violato la legge federale con l’imposizione unilaterale di tariffe doganali ingenti a tutto il mondo.
Per farlo Trump aveva richiesto lo stato emergenziale, imponendo dazi di importo, durata e portata illimitati, rivendicando il potere di poterlo fare. Ma secondo la sentenza, una simile azione di importanza storica andava portata di fronte al Congresso e solo dopo il voto di maggioranza avrebbe potuto esercitarla.
Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spiegato che come gruppo di giudici non rivendicano competenze in materia di economia o affari esteri, ma hanno risposto a chi chiedeva loro di verificare se il presidente avesse l’autorità per imporre dazi senza passare per il Congresso. La risposta è stata “no” anche alla luce della legge a cui ha fatto riferimento Trump per l’imposizione dei dazi, ovvero la IEEPA degli anni ’70.
Cosa succede ai 130 miliardi già riscossi
La sentenza non risponde però a tutte le domande, come quelle di natura economica, e non specifica infatti cosa fare con il denaro che l’amministrazione ha già raccolto attraverso i dazi.
Si tratta di 134 miliardi di dollari. Secondo l’amministrazione Trump, dei rimborsi di tale portata avrebbero delle conseguenze devastanti per l’economia statunitense. Secondo i dati della United States Customs and Border Protection, oltre 301 mila importatori (come gli ipermercati Costco) hanno contestato le tariffe e a questi potrebbero tornare sotto forma di rimborso.
Nella conferenza stampa tenuta nel pomeriggio di venerdì 20 febbraio, Trump non ha chiarito la questione dei rimborsi. Secondo i giudici, sia progressisti che conservatori, la questione dei rimborsi finirà per essere risolta nei tribunali di grado inferiore. Il giudice Brett Kavanaugh, che ha votato contro la sentenza della Corte Suprema, ha parlato di un vero e proprio “pasticcio”.
Nuovi dazi al 10% per tutti
Durante la conferenza pomeridiana tenuta da Donald Trump, nella quale ha definito vergognosa la decisione della Corte Suprema, questi ha stabilito l’imposizione di dazi globali pari al 10% a partire dal 24 febbraio.
Lo può fare perché la Corte Suprema ha bocciato un metodo per imporre le tariffe, ovvero l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), ma non tutte le altre possibili disposizioni.
Al momento sembra che il presidente Usa abbia imposto un dazio al 10% per tutti muovendosi nelle righe del Trade Act del 1974, che consente tariffe fino al 15% per un massimo di 150 giorni. Ma c’è un’altra legge che potrebbe far più comodo per tornare a dazi più elevati, come la Tariff Act del 1930 che permette dazi fino al 50% per un massimo di cinque mesi da imporre a un Paese che “discrimina” il commercio statunitense. Proprio quest’ultima è stata citata dal segretario del Tesoro Scott Bessent come possibile soluzione alternativa al blocco della Corte Suprema.

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