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Iran, le condizioni di Trump per chiudere la guerra: Hormuz e l’uranio, il piano prende forma

di Giustizia Avvocati - Redazione
22/03/2026
Home Cronaca

Donald Trump e gli Stati Uniti al bivio. La guerra contro l’Iran entra nella quarta settimana e il presidente americano per la prima volta valuta “una riduzione degli sforzi” nell’operazione Epic Fury. L’impegno militare non può ancora essere considerato esaurito. “Abbiamo vinto la guerra”, sintetizza Trump riferendosi al risultato ottenuto tra cielo e mare. Rimangono però due nodi da sciogliere: lo Stretto di Hormuz è ancora bloccato e i 440 chili di uranio arricchito di Teheran fanno sempre gola.

In questo quadro, l’amministrazione Trump ha iniziato a pianificare possibili negoziati di pace con l’Iran, secondo lo scenario delineato da Axios sulla base di informazioni fornite da fonti statunitensi. “Ci stiamo avvicinando sempre di più al raggiungimento dei nostri obiettivi mentre valutiamo la graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente in relazione al regime terroristico iraniano”, le parole di Trump che lasciano intravedere l’epilogo del conflitto.La pace e le condizioni
I consiglieri del presidente, Jared Kushner e Steve Witkoff, starebbero valutando le condizioni per un eventuale accordo che dovrebbe prevedere la riapertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare e missilistico iraniano e la fine del sostegno di Teheran a Hezbollah, ad Hamas e agli Houthi. Negli ultimi giorni non si sono registrati contatti diretti tra Stati Uniti e Iran, ma messaggi indiretti sono stati trasmessi tramite paesi terzi come Egitto, Qatar e Regno Unito. Secondo fonti americane, l’Iran si è dichiarato disponibile a trattare, ma pone condizioni rigorose: un cessate il fuoco immediato, garanzie contro futuri attacchi e compensazioni. La distanza con Washington è enorme. “Possiamo dialogare, ma non voglio un cessate il fuoco. Non si fa un cessate il fuoco quando si sta annientando completamente l’altra parte”, la sintesi di Trump.

Gli Stati Uniti sperano che l’Iran accetti limitazioni importanti, tra cui l’azzeramento dell’arricchimento dell’uranio, la riduzione della capacità missilistica e la smilitarizzazione di centrali nucleari chiave. Fonti della Casa Bianca sottolineano però che Teheran ha già rifiutato in passato condizioni simili, rendendo le trattative ancora delicate e incerte. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è pronto ad accogliere positivamente “ogni iniziativa che possa portare questa guerra ad una totale conclusione”. L’Iran “è pronto ad ascoltare e prendere in considerazione tali proposte” ma “non sembra che gli Stati Uniti siano pronti a fermare la loro aggressione. Noi vogliamo la fine totale, onnicomprensiva e duratura della guerra”.
Hormuz e l’uranio nel mirino
Sì al dialogo, insomma, ma intanto la guerra prosegue. Gli Stati Uniti continuano a muovere navi e marines verso il Golfo Persico, potenziando una macchina bellica che potrebbe attivarsi per prendere il contollo dello Stretto di Hormuz e riaccendere il traffico del petrolio, attualmente paralizzato da Teheran con effetti su mercato e prezzi. Trump non esclude l’ipotesi di ‘boots on the ground’, con l’entrata in scena di truppe di terra. La svolta potrebbe servire per prendere l’isola di Kharg, cuore del sistema petrolifero iraniano. O potrebbe essere finalizzata ad un obiettivo ancor più ambizioso.

Secondo la Cbs, nella giornata in cui viene bombardato il sito nucleare di Natanz, il presidente starebbe elaborando strategie e opzioni per impadronirsi degli arsenali atomici iraniani e in particolare dell’uranio arricchito: 440 chili circa, probabilmente localizzati ancora a Isfahan, determinanti per lo sviluppo del programma nucleare di Teheran. Al momento, Trump non ha ancora preso una decisione. Secondo due fonti citate dall’emittente, il piano prevede il possibile dispiegamento di forze provenienti dal Joint Special Operations Command, l’unità militare d’élite spesso incaricata delle missioni più delicate. Una portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che è compito del Pentagono occuparsi dei preparativi e non ha commentato.

Funzionari statunitensi hanno affermato che l’amministrazione Trump non ha escluso la possibilità di tentare di recuperare le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Ma la missione sarebbe ardua e potenzialmente rischiosa. “Stiamo parlando di bombole contenenti gas di esafluoruro di uranio altamente contaminato al 60%, quindi è molto difficile da gestire”, ha dichiarato Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia atomica internazionale, al programma “Face the Nation with Margaret Brennan” della Cbs. “Non dico che sia impossibile. So che esistono incredibili capacità militari per farlo, ma sarebbe sicuramente un’operazione molto impegnativa”.

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