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Mps, Cda revoca deleghe a Lovaglio: sfida sempre più in salita per il banchiere

di Giustizia Avvocati - Redazione
26/03/2026
Home Mercati

Nessuna traccia di dimissioni: il Cda di Mps ha revocato le deleghe a Luigi Lovaglio, avocando a sé tutti i poteri e sospendendolo dalle funzioni di direttore generale. La gestione delle attività ordinarie, fino alla prossima assemblea, viene affidata al vice direttore generale vicario, Maurizio Bai, così da garantire la piena continuità operativa della banca. Svaniscono dunque le indiscrezioni circolate nel pomeriggio, secondo cui Lovaglio avrebbe presentato una lettera di dimissioni. Un’ipotesi subito smentita, anche perché – come osservato da alcune fonti finanziarie interpellate dall’AdnKronos – l’eventualità delle dimissioni sarebbe stata avanzata proprio dall’istituto bancario, senza però trovare seguito.

La revoca delle deleghe, spiega all’AdnKronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi, è meno “formale” di quanto possa apparire e produce effetti concreti sia sul piano operativo sia su quello della governance. Sul fronte operativo, Lovaglio cessa di essere “il riferimento manageriale su decisioni chiave (strategia, finanza, operazioni straordinarie)”, con un possibile rafforzamento del ruolo del presidente, dei comitati interni e degli altri consiglieri. “È lecito aspettarsi una maggiore collegialità”, osserva.Dal punto di vista della governance, invece, si intravede “un segnale di riequilibrio dei poteri all’interno del CdA ed eventualmente un aumento della tensione/compromesso tra gli azionisti”. Lovaglio resta comunque in campo sul fronte della lista alternativa, ma anche qui emergono criticità. Secondo diverse fonti finanziarie milanesi, il vero punto dolente riguarda proprio il processo di formazione della lista: permangono interrogativi sul possibile coinvolgimento di advisor, sull’assenza di elementi di continuità con il precedente CdA, sui criteri di selezione dei candidati e sulle tempistiche di presentazione, avvenuta a ridosso della scadenza e senza evidenze di un confronto preventivo con la vigilanza.Un tema, quello dei processi, su cui – viene osservato – si concentra sempre più l’attenzione della Banca Centrale Europea. “Si tratta di una nuova ipotesi di formazione della governance, sulla cui effettiva praticabilità e accettabilità nutro più di qualche dubbio”, spiega ad AdnKronos Angelo De Mattia, sottolineando come resti da chiarire l’orientamento della vigilanza europea. Un contrasto netto con la procedura che ha portato alla selezione di Fabrizio Palermo – come evidenziato dallo stesso comunicato della banca – frutto di un percorso condotto sotto la supervisione del Comitato Nomine: definizione dei criteri per la carica, analisi di un ampio bacino di candidati, valutazioni comparative e verifica dei requisiti di idoneità. Un approccio che Piazza Affari ha premiato, con il titolo in rialzo del +3,31%.La scelta di Palermo, conferma all’AdnKronos la professoressa Marta Degl’Innocenti, economista esperta di mercati finanziari dell’Università Statale di Milano, “contribuisce a rafforzare la credibilità tecnica della lista. La sua candidatura conferisce autorevolezza e legittimazione nei confronti del mercato”, sottolinea, evidenziando come il confronto con la lista alternativa guidata da Lovaglio “introduca un elemento di incertezza sull’esito finale, che resterà condizionato dagli equilibri tra gli azionisti”. In vista dell’assemblea di aprile, la sfida si fa quindi sempre più complessa per Lovaglio. Delfin (17,5%) sembra orientata all’astensione, scelta che ridurrebbe il totale dei voti espressi e aumenterebbe il peso relativo di quelli a favore della lista del CdA. Anche il Mef (4,9%) potrebbe seguire questa linea, pur senza escludere – secondo quanto apprende l’agenzia di stampa – possibili variazioni di posizione. Tra gli altri azionisti, Girondi (circa il 3%) sarebbe schierato a sostegno della lista alternativa, mentre resta incerta la posizione di Banco Bpm (3,7%). Con Caltagirone (11,5%) a favore della lista del CdA, il vero ago della bilancia diventa il voto dei fondi internazionali. Su questo fronte saranno decisive le indicazioni dei proxy advisor, attese per fine mese. Una partita complessa per Luigi Lovaglio, resa ancora più intricata da quanto emerso in Cda. (di Andrea Persili)

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